Home Su Contatti Iscriviti Le nostre gare Bacheca Calendari Allenamenti Links Classifiche                                                  

 

Atletica Banca di Pesaro

 

CONSIGLI DEL FISIOTERAPISTA

pronazione e supinazione

LA SCELTA DELLA SCARPA: PRONAZIONE E SUPINAZIONE

In queste ultime settimane ho ricevuto diverse mail dove molti podisti mi chiedevano:”Qual è la scarpa giusta per il mio piede? Sono pronatore o supinatore?” Ho pensato quindi di rispondere a tutti cercando di chiarire alcuni principi basilari.

Innanzi tutto non diamo per scontato che chi ci accoglie in un negozio sia pronto a risolvere i nostri problemi di appoggio con la scelta della scarpa ideale. Cerchiamo di arrivarci con le idee ben chiare.

La scarpa è la base di appoggio di un complesso sistema biomeccanico in equilibrio instabile, ma che, grazie ad una serie di reazioni fisiologiche evolutive ci permette di camminare e addirittura di correre. Se nel corso dell’evoluzione l’uomo ha imparato a creare dei fenomeni adattativi che lo hanno trasformato da quadrupedico a homo erectus, così anche il nostro amico podista nel corso degli anni ha messo in moto un proprio sistema di ricerca dell’equilibrio, per cui a volte andare a spezzare una catena ormai consolidata di compensi può provocare problemi peggiori. La nostra prima regola è quindi non cercare a tutti i costi di correggere un problema di appoggio ….. se questo non ci crea problemi. Il tutto si traduce cercando di usare sempre lo stesso modello di scarpe, se quello che abbiamo usato fino ad oggi non ci ha mai creato problemi. E' vero però che le cause della maggior parte degli infortuni tipici dei corridori, sono da attribuire ai disturbi di appoggio e di postura e che quindi conoscere le basi di tali caratteristiche fisiologiche, può aiutarci a prevenire l’insorgenza di eventuali dolorosi sintomi da sovraccarico. Andiamo quindi ad analizzare tutti gli altri elementi da considerare per la scelta della scarpa e cioè:

Ø      La fisiologia del passo

Ø      Il terreno

Ø      Le caratteristiche della scarpa

Ø      Il runner stesso (peso e velocità)

Durante la  giornata, il nostro piede ha dai 5000 agli 8000 contatti con il suolo, ma ne ha molti di più quello del maratoneta! Capite quindi come una cattiva distribuzione delle forze di impatto a terra possa creare delle patologie da sovraccarico.

Analizzando  le singole fasi dell’appoggio del piede durante la corsa troviamo:

  • Una prima fase detta di Contatto: il contatto del piede a terra dura circa il 25% dell’intera fase e avviene con la sua parte posteriore esterna

  • Una seconda fase Intermedia: questa fase dura il 40% del totale e qui fisiologicamente il piede va in pronazione per ridurre le forze d’impatto con il suolo (il punto di appoggio si sposta dall’esterno all’interno della suola.)

  • Ed infine una fase di Spinta: nel 35% del tempo rimanente il piede ruota portandosi in supinazione a causa della forte azione di spinta dei muscoli che proiettano il corpo in avanti e lo preparano alle fase di sospensione. Il punto di appoggio si risposta quindi lateralmente (verso l’esterno).

·       

E’ facile capire ora che la forza di impatto viene in parte ammortizzata dall’insieme scarpa-piede, mentre il resto viene assorbita dal terreno, che poi ce la ritrasmette sotto forma di energia elastica.

L’energia di ritorno, l’energia elastica appunto, varia in maniera considerevole a seconda del terreno che abbiamo scelto per il nostro allenamento: è quasi nulla se corriamo sulla sabbia mentre è altissima se corriamo in pista. Questo spiega i numerosi infortuni ai tendini dei velocisti. Attenti però a considerare la spiaggia come terreno ideale: è vero che le forze elastiche di ritorno sono quasi nulle grazie all’alto effetto ammortizzante della sabbia (riusciamo facilmente anche a correre scalzi) ma è vero che dobbiamo sollecitare molto di più il nostro apparato locomotore (soprattutto i muscoli) per correre con la stessa energia,provocando così molto facilmente delle patologie da sovraccarico.

Tutta l’energia restituita dal suolo al corpo passa nuovamente attraverso la scarpa che, essendo ammortizzata, in parte la neutralizza. Solo una parte di questa energia viene quindi sfruttata  e riconvertita in potenza (per questo è difficile correre anche sull’asfalto!). E’stato provato che una scarpa troppo ammortizzata, per colpa del suo peso eccessivo, può ugualmente sovraccaricare il nostro corpo che fatica maggiormente ad “alzare” i piedi. Nel bilancio complessivo, la scelta di una scarpa troppo pesante, dove non serve un così alto potere ammortizzante, è controproducente. Lasciamo quindi le scarpe ultraleggere ai professionisti che associano alte velocità ad un peso corporeo ridotto, mentre scegliamo scarpe di peso adeguato per il nostro corpo (e meno per la velocità) per avere un miglior rapporto ammortizzazione/prevenzione dagli infortuni .

 

Analizzando poi lo strumento di lavoro in questione, tutte le ditte produttrici di scarpe hanno ormai adottato questa classificazione. 

Ø     A1 Superleggere: sono le scarpe più veloci,pesano meno di 250gr e hanno un minimo potere ammortizzante. Il peso contenuto è dovuto alla riduzione dei sistemi di controllo della stabilità e quindi sono indicate solo per le gara su strada di atleti leggeri e veloci, mentre sono vietate ai lenti,pesanti e ai pronatori.

Ø     A2 Intermedie: sono scarpe che pesano dai 250gr ai 290gr.,hanno un buon compromesso tra flessibilità e stabilità con un sufficiente grado di ammortizzazione. Son adatte per chi non ha particolari problemi di appoggio e vengono usate dai corridori veloci per l’allenamento o dai più lenti o pesanti per la gara

Ø     A3 Massimo ammortizzamento: sono le classiche scarpe d’allenamento per chi non ha particolari problemi di appoggio ma cerca nella scarpa un buon compromesso tra stabilità e ammortizzazione. Pesano tra i 300 e i 400gr. e sono indicate per gli atleti con appoggio neutro o in inversione (supinatori) e per chi usa un plantare personalizzato.

Ø     A4 Stabili: sono anche queste scarpe che pesano dai 300 ai 400gr, create per correggere dei problemi di appoggio essendo riservate ai corridori con piede rigido verso l’interno, cioè per i pronatori.

Naturalmente in ogni categoria troviamo scarpe di peso diverso che rispondono diversamente alle esigenze dei podisti.

Da questa classificazione si capisce che purtroppo tutti i corridori prima di scegliere una scarpa devono capire che tipo di appoggio hanno e quindi devono aver ben chiaro il concetto di supinazione e pronazione.

 

 

Dallo studio del passo si è visto che il piede ha normalmente un movimento fisiologico di pronazione, caratteristico del tipo di appoggio neutro. Quindi quello che dobbiamo capire è se abbiamo un difetto di iperpronazione o se al contrario abbiamo un deficit di pronazione che si traduce con un piede rigido o supinato. Si definisce quindi erroneamente pronatore  colui che in realtà è un iperpronatore  e che ha un piede che, dopo la fase di appoggio, continua a ruotare verso l’interno esaltando il carico sul lato mediale del piede, della zona tibiale e del ginocchio, zone dove può insorgere dolore. Al contrario una eccessiva supinazione causa una mancata rotazione del piede durante la fase intermedia dell’appoggio e si traduce con un piede rigido che può provocare dolori a carico del tendine di Achille o la fascite plantare. Da notare che non esistono vere scarpe per supinatori, ma esistono scarpe assolutamente controindicate per questa tipologia di corridori, quelle stabili!

Come possiamo capire se siamo supinatori o pronatori? Il podista può, con un semplice esame della scarpa “usurata”, capire grossolanamente che tipo di appoggio ha e che tipo di scarpa deve usare di conseguenza. Se, infatti, nota un eccessivo consumo sulla parte mediale (interna) anteriormente e/o posteriormente può capire di essere un pronatore,se ha invece un consumo esagerato sulla parte posteriore esterna della suola o ancor peggio anteriore,rientra nella categoria dei supinatori. Appoggiandole su una superficie piana, quella del pronatore casca all’interno, quella del supinatore all’esterno.

Ricordate inoltre che una buona scarpa perde tutte le sue caratteristiche di stabilità ed ammortizzazione dopo 1000-1500 km :  cambiatele spesso!

 

Bastianelli Michele