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La fascite plantare: Per
definizione si tratta di un processo infiammatorio della fascia
plantare.
La fascia (o aponevrosi) plantare anatomicamente origina dalla parte
plantare del calcagno e si inserisce allargandosi a ventaglio sulle
teste dei metatarsi (le ossa su cui si articolano le dita).
Si tratta di una patologia abbastanza frequente nel podista,
patologia da inserire tra quelle da sovraccarico, che normalmente
compare in modo subdolo e graduale ma che può instaurarsi anche
bruscamente (ad esempio dopo una maratona). La sintomatologia inizia
normalmente senza compromettere la tabella di allenamento
dell’atleta, ma progressivamente si va incontro ad una inevitabile
riduzione dei km corsi e della velocità per riuscire a contenere il
fastidio. Da notare che in questa fase il corridore cambia tipo di
appoggio al suolo, diventando un supinatore. Si instaura così una
postura antalgica scorretta che a sua volta può portare a tendiniti
dei muscoli dell’alluce (m. abduttore dell’alluce) che sono dolorose
quanto la fascite.

La sintomatologia dolorosa si presenta in maniera molto
caratteristica:
·
nella fase iniziale la troviamo dopo la corsa e molto
più spesso al mattino appena scesi dal letto,
·
nella fase acuta il dolore è vivo nei primi km corsi
per diventare poi forte fino a non riuscire più a correre.
Alla palpazione troviamo un punto di massima dolorabilità subito
davanti al calcagno in corrispondenza dell’inserzione della fascia
ma spesso si irradia su tutto il suo decorso.
Come detto si tratta di una patologia da sovraccarico, dove tra le
cause più frequenti troviamo la scelta di una scarpa sbagliata o
troppo usurata, o più semplicemente un cambio di calzature. Anche
gli errori di allenamento possono portare alla fascite, errori
intesi come bruschi cambi sia di quantità sia di qualità delle
singole sedute.
Dal punto di vista riabilitativo personalmente propongo nell’ordine
le seguenti strategie:
Ø
eliminazione delle cause scatenanti: controllo delle
scarpe e della tabella di allenamento
Ø
riposo relativo: alternare la corsa con sedute di
nuoto o bici
Ø
crioterapia: applicare localmente il ghiaccio, va bene
anche massaggiarsi la fascia con un cubetto di ghiaccio nel senso
della lunghezza del piede per 2-3 minuti
Ø
fisioterapia: sedute locali di laserterapia,
tecarterapia e ultrasuoni, se fatte con la giusta indicazione,
possono alleviare la sintomatologia, ma anche un massaggio trasverso
profondo può dare ottimi risultati.
Ø
Infiltrazione locale: il medico ortopedico può
sicuramente proporre il trattamento migliore
Ø
Intervento chirurgico: dopo 6 mesi di inutili
tentativi, il chirurgo può proporre di effettuare l’intervento di
release della fascia che consiste nel tagliare chirurgicamente la
fascia, allentandola, per via endoscopica.
In ogni caso, la ripresa della corsa deve avvenire in maniera molto
graduale, e in caso di intervento chirurgico non prima di 2 o 3 mesi
dopo l’operazione.
Bastianelli Michele |